Ho una macchia bianca sull'unghia dell'alluce destro: mi è caduto quel coso per stirare le maniche delle camicie sul piede diversi mesi fa, poco prima che scoppiasse l'inferno.
Ormai è arrivata quasi sulla ricrescita, a breve sparirà tagliandola ed il mio ultimo contatto con la vecchia me finirà nell'immondizia.
Non mi ricordo più com'è passarmi una mano fra i capelli lunghi, non mi riconosco nelle vecchie foto, non sono più io.
Mi riconosco in quella dello specchio, quella con l'aspetto alieno da Osservatore di Fringe che inizialmente mi turbava. E continuerò a vedermi così anche quando capelli e sopracciglia torneranno normali. Penso che mi sentirò ancora aliena, facente parte di quel gruppo di persone quasi indistinguibili fra loro, tutte apparentemente uguali perché glabre, tutte intimamente uguali perché modificate dalla malattia.
Non è un bene, non è un male: è un dato di fatto.
Il problema è che la diversità viene fuori e si scontra con le relazioni già costituite sulla vecchia me.