Il 29 Aprile è stato il mio ultimo giorno di lavoro.
Della mia maternità avevo già informato i responsabili in via informale un paio di settimane prima, appena fatto il test; sapevo che ci sarebbe stata la possibilità di dovermi mettere a riposo e volevo permettere a tutti di organizzarsi per tempo...inutile nonostante i miei continui solleciti!
Alla fine ho fatto un passaggio di consegne via mail, indirizzato a tutti e nessuno: non potevo aspettare oltre, il mio certificato di maternità anticipata era già in vigore da un paio di giorni...
Indifferenza, incoscienza, menefreghismo?
Non lo so, forse si tratta solo di poca esperienza e poca conoscenza del lavoro.
La strategia aziendale degli ultimi mesi ha previsto lo sfruttamento di giovani inesperti e sottopagati, piazzati in posti dirigenziali. Se da un lato possono sfoggiare un titolo, dall'altro non ne patiscono affatto il senso di responsabilità. Ci sta tutto. Perché mai dovrebbero senza un corretto riscontro economico?!
E perché io avrei dovuto tardare oltre mettendo a rischio la mia gravidanza?
Ho lasciato con l'amaro in bocca ed un senso fastidioso d'incompiuto.
Da allora sono passate due settimane e non sono mai stata contattata per alcun motivo: sono certa che nessuno si stia occupando ancora delle mie commesse.
Ma sono cresciuta: l'azienda non è la mia, io non sono che un numero.
Ho avuto il sentore che le cose per me stessero cambiando quando stavo per preparare la mia roba, i miei appunti, i miei faldoni...tutto quello che avrebbe potuto tornarmi utile al rientro...
A che serve?! Quando e se tornerò mi costringeranno a cominciare ancora una volta da capo, dall'ultimo gradino, come è accaduto dopo la prima maternità...
Non ho portato via niente stavolta.
Neanche la preoccupazione di quello che troverò al mio ritorno.