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venerdì 22 gennaio 2016

Evoluzioni

"Fortunata, a chi lasci la bambolotta per venire al lavoro?"
"Al nido...anzi ormai è in Sezione Primavera, l'hanno prossimo andrà già all'asilo..."

"E ti fidi? Ti trovi bene?"
"Si, davvero! Lei è felice ed io sono tranquilla tutto il tempo. Sono contenta di questa scelta; non che ne avessi altre, ma almeno è andata molto meglio di quanto mi aspettassi!"

"Non ti fa capricci...non piange?"
"Oh, no! Anzi! A volte è così ansiosa di raggiungere i compagni in classe che dimentica di salutarmi e scappa via appena sfilato il cappottino! E poi siamo fortunati: c'è un bell'ambiente multietnico...non come ai miei tempi...è una vera ricchezza questa nuova società per i nostri figli!"

" Sì, capisco quello che vuoi dire...ma c'è il rovescio della medaglia...si abituano a tutto: ma proprio a tutto!"
"Che intendi?"

"Ad esempio per i miei figli tutto è normale"
"Perdonami, non capisco"

"Per tutto intendo proprio tutto: anche l'omosessualità! Per loro non fa differenza che siano uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo...e dicono che io sono razzista ed omofoba! Ma ti pare? Io?! Vorrei solo spiegargli che la normalità è un'altra cosa, ma è impossibile"
"Io la vedo esattamente come i tuoi figli, per me è difficile capire il tuo discorso...che intendi per normalità?"

"Che non tutto è permesso e naturale: naturale è un rapporto fra un uomo ed una donna"
"Prova a non pensare alla sfera sessuale; amplia il tuo discorso alla sfera emotiva, affettiva, sentimentale. Vedi qualcosa di male nell' Amore fra due esseri umani?"

"Sì, ho capito...l'Amore...ma anche un semplice bacio fra due persone dello stesso sesso non è normale!"

Le ho sorriso. Non ho replicato; non per evitare di imbattermi in una discussione inutile, ma perché mi sono ricordata di aver dato io stessa ai miei genitori degli omofobi e/o razzisti; e se mai lo sono stati per davvero, ora non lo sono più: la vita ed i figli li hanno cambiati.

Ho pensato che un giorno mia figlia stessa mi darà della razzista ed omofoba. Spero che accada.
Finché ci sono margini di miglioramento deve continuare ad accadere.

lunedì 19 gennaio 2015

Quelli di

Per fortuna ne ho conosciute poche e questo mi fa pensare che siano una specie in via d'estinzione...sono le mogli-di.
Quelle che si qualificano per la categoria professionale del marito, che vivono di luce riflessa, che non sanno slegare il loro valore dal lavoro che svolge il consorte.
Oggi credo ce ne siano poche, perché ormai anche le mogli hanno un ruolo attivo nella società, che non sia strettamente connesso con la famiglia, i figli, la casa. Si riescono a realizzare professionalmente, non sono più frustrate di non riuscire ad esprimersi al di fuori delle mura domestiche. Se lo desiderano, certo. C'è chi ancora sceglie di fare la casalinga a tempo pieno: ma è una scelta, anzi è ormai un privilegio!
Fatto sta che le mogli-di fanno tristezza, certo danno anche un po' sui nervi, talvolta vorresti essere brutalmente diretta e dir loro di piantarla di riempirsi la bocca con titoli di cui non conoscono neanche bene il significato...poi, però, prevale il buonsenso: comprendi l'insicurezza, la fragilità, il senso di inferiorità latente.
In compenso c'è un'altra categoria che si va via via infoltendo man mano che gli anni passano: i figli-di.
Hanno qualsiasi età, una buona istruzione e altrettanto buona educazione: spesso si presentano umili e integrati con il resto della popolazione. Poi li frequenti sul luogo di lavoro e capisci che no, non sono come gli altri.
A loro non è permesso di far finta che non abbiano il cognome che hanno: per quanto capaci non gli viene richiesto alcuno sforzo per occupare il posto che occupano. Ma non è questo il problema, perché la dura realtà è che nessun datore di lavoro sa quanto valgano i suoi dipendenti: per lui uno vale l'altro e nessuno è insostituibile.
Quello che i figli-di si ostinano a non capire è che, se vengono assunti per fare un favore al padre e vengono tenuti per non inimicarsi il padre, già questo basta per essere profondamente odiosi al boss.
Invece si sentono al centro di fantasiosi quanto inesistenti complotti orditi alle loro spalle da colleghi impegnati a sudare sul serio per mantenere il posto: che sia solo una scusa o meno, tanto basta a farli sentire autorizzati a pugnalare alla schiena chiunque pensi solo a lavorare e non sia interessato agli intrighi di corte...
Alla fine i figli-di dovrebbero solo ragionare sul loro status e mantenere un basso profilo con superiori e colleghi: non devono essere preparati, arrancare, sudare, dimostrare...invece no, preferiscono giocare alla guerra che hanno in testa.
In questo caso non c'è  l'insicurezza, la fragilità, il senso di inferiorità latente: non c'è niente da capire, solo da stare a guardare.