Ieri è stata una giornataccia. Purtroppo l'abbiamo cominciata con l'umore nero dopo la notte trascorsa a sentire la bambolotta che si sforzava, senza poter far nulla di concreto per aiutarla.
Mi sono alzata dal letto con la consapevolezza che il periodo di normalità fosse finito.
In realtà erano già un paio di giorni che me l'aspettavo perché avevo fatto un paio di conti: un virus intestinale che durasse così a lungo non poteva essere, era un po' strana la coincidenza della cacca più liquida del solito ed il fastidio ai dentini che la bambina stava provando, da due giorni niente più fastidio alle gengive...ho pensato che la diarrea fosse dovuta alla dentizione...in effetti probabilmente avevo ragione.
Quindi, dopo esserci sparati cinquecento chilometri in cinque ore per raggiungere il primario ricciolino, una volta tornati a casa abbiamo riprovato l'ebrezza dell'ennesimo lavaggio intestinale.
Ma voglio essere positiva. In qualche modo la bambolotta è migliorata perché qualche mese fa non sarebbe stata in grado di defecare neanche l'acqua. Non so se il miglioramento sia oggettivo o se lei abbia escogitato il modo per aiutarsi, o i suoi muscoli siano più forti; non lo so. E non lo sa neanche il primario. Non abbiamo avuto risposte, ma in compenso ci siamo trovati difronte una persona pronta ad ascoltarci, a diradare ogni nostro timore, a confortarci e supportarci.
Devo dire che non è poco. Ecco un sunto di quanto ci siamo detti:
"La biopsia è negativa, ma l'evidenza radiografica dice il contrario...sì, è vero che esistono falsi negativi, ma rifare la biopsia ora non avrebbe senso; dobbiamo aspettare che la bambina sia più grande, a quel punto potremmo fare degli esami più precisi (e purtroppo maggiormente invasivi, in anestesia totale); il nostro obiettivo è quello di far passare l'estate mantenendo la situazione stabile con le manovre che già avete imparato a fare; nel frattempo io spero che quello che mi dice la biopsia oggi sia la realtà: che i nervi ci siano e debbano maturare. Ora come ora non voglio aprire la mente ad altri scenari che possano riguardare la muscolatura o altro. La verità è che le vostre domande meriterebbero delle risposte precise che né io né nessun altro è in grado di darvi: siamo in campo che è una nebulosa, ci muoviamo a tentoni e abbiamo ancora tanto da scoprire. Bisogna aver pazienza. Questo è il mio consiglio: abbiate pazienza e non siate precipitosi, la fretta non aiuterà la vostra bambina. Ora voglio sentire quali sono le vostre paure al pensiero di aspettare Settembre."
Io: "Che la situazione precipiti: dover essere costretti a portarla in un ospedale dove non saprebbero come aiutarla"
"Se dovesse accadere avete il mio numero di cellulare: vi prometto che vi spiegherò telefonicamente come intervenire, non permetterò che la bambina finisca in mani sbagliate, sarete voi stessi ad aiutarla nel caso; non dovrete portarla in nessun ospedale...suo marito è un infermiere, no?! State tranquilli"
Io: "Ad un anno dovrebbe mangiare tutto...siamo ben lontani...come devo procedere con lo svezzamento? Ad esempio, se inserisco i legumi nella dieta peggioro le coliche...come devo procedere?"
"Per tentativi. Ma deve provarci. Solo lei può sapere come muoversi. Deve tentare e vedere come va; se peggiora eccessivamente tornerà indietro per riprovare dopo qualche tempo. In questo non posso aiutarla."
Io: "Per quanto tempo ancora possiamo continuare a fare i lavaggi intestinali quotidiani? La sonda il più delle volte ha delle striature di sangue...non è che le procuriamo delle lesioni importanti..."
"No: non le potete fare nessun danno...e nessun dolore...fastidio sì, perché non è un'operazione piacevole, ma sempre meglio che lasciarla soffrire"
Io, con un filo di voce: "Ma lesione dopo lesione...non è che...le potremmo procurare una neoplasia..."
"No, assolutamente. Ci sono persone che convivono da anni con queste pratiche, anche giovani. Stia tranquilla."
A questo punto il pensiero di mia figlia costretta tutta la vita in questa situazione mi ha sopraffatto, il mio cervello si è spento, le parole e le domande sono volate via.
Il Fatalista allora ha chiesto: " Stiamo davvero facendo tutto il possibile per nostra figlia? Come genitori c'è altro che potremmo fare?"
"Non per ora, mettetevi l'anima in pace"
Non abbiamo voluto rinunciare a corso in piscina della bambolotta e l'abbiamo spostato alle cinque del pomeriggio. Ho chiesto al marito di entrare in acqua al suo posto, avevo bisogno di stare vicina a mia figlia e mischiarmi con altre mamme a papà spensierati.
Dovevo digerire il fatto che le mie promesse di aiutare la bambolotta sono cristallizzate per un tempo indefinito e troppo lungo per una che è abituata a risolvere qualsiasi problema in un lampo.
Eravamo tutti e tre stanchi, non abbiamo combinato molto ma il pomeriggio ha assunto comunque una parvenza di normalità.
Così, a trentotto anni suonati, il Fatalista ed io dovremmo imparare da una bimbetta di dieci mesi cosa sia la pazienza.
Il mio diario "dopo"...dopo aver desiderato di essere madre, dopo la diagnosi di infertilità, ma soprattutto dopo aver partorito una bambolotta e la sua sorellina!
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domenica 18 maggio 2014
lunedì 3 marzo 2014
Aspettando...
La gravidanza della bambolotta è stato come vivere in una bolla di sapone.
Ho vissuto l'incantesimo delle favole, con il tempo che sembra dilatarsi all'infinito finchè all'improvviso, quando meno te lo aspetti, la tua piccola bolla di sapone scoppia e ti ritrovi in travaglio, che tu sia pronta o meno a diventare mamma.
I primi giorni, alle prime ecografie, ero un po' scettica: vedevo questo piccolo cece che sembrava troppo fragile per affrontare nove lunghissimi mesi.
Improvvisamente, dopo poche settimane, quel cece ha assunto sembianze umane e ricordo perfettamente di aver pensato di essere vittima di uno stupido scherzo: non è che sul monitor mi trasmettono l'ecografia di un'altra donna nascosta nella stanza affianco?
Sono uscita dall'ospedale tutta intontita, un po' sconvolta, stavo finalmente realizzando quale miracolo della vita si stesse concretizzando poco sotto il mio ombelico...e il mio innamoramento per l'idea di diventare madre ha iniziato a canalizzarsi verso quel perfettissimo insieme di cellule pulsanti.
Sono sempre stata a riposo forzato, lo stesso ginecologo che aveva eseguito l'inseminazione era estremamente scettico. Non dimenticherò mai quando, finalmente entrata nel quarto mese gli chiesi:
"Ora posso stare più tranquilla, dottore?"
"Signora, lei non potrà stare tranquilla finchè non terrà in braccio il suo bambino!"
Ci rimasi malissimo; ma sentivo che il mio bambino era forte e che voleva nascere.
Nonostante le minacce d'aborto, le nausee, il mal di schiena, i bruciori di stomaco...io ero sempre felice. Il mio umore era sempre ottimo, non ho mai avuto alcun isterismo da ormoni (come è opinione comune sulle donne incinte).
Quando ho sentito la prima volta la bambolotta muoversi, mi sono rassicurata ulteriormente: non avevo bisogno dell'ecografia per saper che stava bene, finalmente la sentivo...rotolava sempre, giorno e notte!
Cercavo di immaginarla, ma non ci sono mai riuscita; il mio cervello non riusciva proprio a figurarsi un viso; vivevo una condizione mentale in cui credevo che sarebbe sempre stato così: io e la mia bambolotta sempre insieme, indivisibili...il momento del parto non sarebbe arrivato mai!
Mia nonna diceva che quando i figli stanno male vorresti rimetterli in pancia; è proprio così, finchè sono dentro di te, senti che non può accadergli nulla di male.
Ho vissuto l'incantesimo delle favole, con il tempo che sembra dilatarsi all'infinito finchè all'improvviso, quando meno te lo aspetti, la tua piccola bolla di sapone scoppia e ti ritrovi in travaglio, che tu sia pronta o meno a diventare mamma.
I primi giorni, alle prime ecografie, ero un po' scettica: vedevo questo piccolo cece che sembrava troppo fragile per affrontare nove lunghissimi mesi.
Improvvisamente, dopo poche settimane, quel cece ha assunto sembianze umane e ricordo perfettamente di aver pensato di essere vittima di uno stupido scherzo: non è che sul monitor mi trasmettono l'ecografia di un'altra donna nascosta nella stanza affianco?
Sono uscita dall'ospedale tutta intontita, un po' sconvolta, stavo finalmente realizzando quale miracolo della vita si stesse concretizzando poco sotto il mio ombelico...e il mio innamoramento per l'idea di diventare madre ha iniziato a canalizzarsi verso quel perfettissimo insieme di cellule pulsanti.
Sono sempre stata a riposo forzato, lo stesso ginecologo che aveva eseguito l'inseminazione era estremamente scettico. Non dimenticherò mai quando, finalmente entrata nel quarto mese gli chiesi:
"Ora posso stare più tranquilla, dottore?"
"Signora, lei non potrà stare tranquilla finchè non terrà in braccio il suo bambino!"
Ci rimasi malissimo; ma sentivo che il mio bambino era forte e che voleva nascere.
Nonostante le minacce d'aborto, le nausee, il mal di schiena, i bruciori di stomaco...io ero sempre felice. Il mio umore era sempre ottimo, non ho mai avuto alcun isterismo da ormoni (come è opinione comune sulle donne incinte).
Quando ho sentito la prima volta la bambolotta muoversi, mi sono rassicurata ulteriormente: non avevo bisogno dell'ecografia per saper che stava bene, finalmente la sentivo...rotolava sempre, giorno e notte!
Cercavo di immaginarla, ma non ci sono mai riuscita; il mio cervello non riusciva proprio a figurarsi un viso; vivevo una condizione mentale in cui credevo che sarebbe sempre stato così: io e la mia bambolotta sempre insieme, indivisibili...il momento del parto non sarebbe arrivato mai!
Mia nonna diceva che quando i figli stanno male vorresti rimetterli in pancia; è proprio così, finchè sono dentro di te, senti che non può accadergli nulla di male.
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