Cerco il capo: ho bisogno di un consiglio su come meglio rispondere ad un cliente: nella sua stanza non c'è, ma sento la sua voce provenire da quella affianco. Busso.
"Ehm..scusate...ti cercavo, capo...giusto una cosa al volo..."
Il suo interlocutore esclama:
"Stavamo appunto parlando di te, Fortunata! Sai quella storia dei team?"
"Sì, so che ieri pomeriggio c'è stata una riunione in cui avete anticipato la nuova organizzazione aziendale, ma non si sono fatti nomi...anzi a tal proposito, visto che il capo mi ha anticipato che dovrei essere una dei team leader, volevo chiarire che..."
Interlocutore: "Ma tu continuerai a fare l'orario che stai facendo?...per quanto ancora pensi di fare il part time?"
Ho un part time a tempo indeterminato...la smettete di farmi sempre la stessa domanda?! Proprio ora, poi! "Appunto per questo: secondo me non è il caso...chi gestirebbe il team in mia assenza?"
Interlocutore: "E' giusto, hai ragione! Non te la devi prendere...ma come si fa?!"
"Prendermela?! Noooo, ma se sono io stessa a dirvi che è meglio di no: e poi non sarebbe neanche giusto nel riguardo di altri che hanno il full time e potrebbero svolgere il compito meglio di me!"...e poi sono incinta, prima o poi dovrò assentarmi...ohmamma, che orribile senso di colpa!
Il capo: "Fortunata, va bene...poi ne parliamo...che mi dovevi dire?"
La cosa sembra finita lì.
Io ed il capo siamo affiatati: alla fine penso di averlo anche tolto dall'imbarazzo di dovermi dire che non sarò più team leader.
Dopo un'oretta mi arriva una telefonata dall'Amministrazione:
"Fortunata? Tu, la collega Ina, il collega P, il collega G. ed il capo: siete immediatamente convocati in riunione dal boss!"
Raduno gli interessati e lancio uno sguardo interrogativo al capo che ricambia con una espressione rassicurante....mah!
"Siete stati convocati per la nuova organizzazione aziendale: per ora partiranno due team di cui saranno team leader Fortunata e Ina..."
Alt! Fermi tutti! Ma non si era detto che mi tenevate fuori?! "Scusi, boss...ma io...sinceramente non credo che il mio orario lavorativo sia compatibile con il ruolo che volete affidarmi..."
"Noooo, tutto a posto, Fortunata! Il tuo capo si è offerto di sostituirti qualora ve ne fosse bisogno nelle ore in cui non ci sarai; poi ti stiamo dando un telefono aziendale con la posta elettronica configurata, in modo che tu possa far qualcosa anche da casa"
Noooo! Io vi pugnalerò alle spalle...lo capite? sono incinta! Il senso di colpa mi soffocherà! "Ah, bene...grazie allora! Ad ogni modo vorrei avere una persona al mio fianco: qualcuno da formare e da rendere autonomo in mia assenza...anche perché il capo ha ben altre cose da fare che star dietro alle mie incombenze...che ne dite?" Vi prego, vi prego, vi prego!
"Certo, è una buona idea!"
Fiuuuuu!!!
Il mio diario "dopo"...dopo aver desiderato di essere madre, dopo la diagnosi di infertilità, ma soprattutto dopo aver partorito una bambolotta e la sua sorellina!
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giovedì 14 maggio 2015
giovedì 26 marzo 2015
Breve, medio e lungo termine
"Fortunata, vieni un attimo nel mio ufficio"
"Sì, capo!"
"Senti, ti devo chiedere una cosa..."
Non mi guarda in faccia...già m'immagino...
"Dimmi"
"Ti ricordi della idea di farti responsabile dell' ufficio?"
Sì...e mi ricordo anche quello che mi sono detta con il marito...
"..."
"Dobbiamo ristrutturare...il boss sta premendo...io devo dedicarmi ad altro...devo staccarmi da questo ruolo: ho bisogno di te!"
Eccoci al dunque...ora arriva la fatidica domanda...
"Dimmi, e quindi?!"
"Ma tu pensi di tornare a fare il tempo pieno?! Riesci a farmi una previsione?"
Lo sapevo! Dovevo scommettere!!!
"Ora come ora no, capo! Sai bene come sono incastrata tra il lavoro del marito e la bambolotta"
"Quindi non a breve termine...e a medio termine?"
"Cioè?"
"Nei prossimi tre anni..."
"Nei prossimi tre anni non cambierà niente! Al massimo potrei riuscire a recuperare un'ora di lavoro al giorno..."
Ma quello che tu vuoi è che io torni a vivere in azienda notte e giorno 365 giorni l'anno...
"Più in là forse?"
"Non lo so, ma voglio essere sincera: ne ho già parlato con mio marito, siamo d'accordo. Io adoro questo lavoro, l'adrenalina che mi dà, la possibilità di staccare il cervello dai problemi quotidiani...ma è tutto cambiato. Non posso tornare ad essere quella di prima, non lo sono più. Sai bene che di fatto sono già alcuni mesi che tutti in ufficio rispondono a me...che fanno riferimento a me. Rispondo al telefono anche alle dieci di sera, ma da casa. Lo so che ufficialmente non posso ricoprire quel ruolo se non sono reperibile e disponibile continuamente, ma posso aiutare ed affiancare chi vorrà farlo. Degli altri non ti fidi, ma la collega Ina è perfetta per quel ruolo!"
"Non so, ci devo pensare..."
"Pensaci, l'aiuterei io per tutto il tempo per cui ne avrà bisogno!"
"Ok. Ci penserò."
"Mi dispiace...ah, capo? Credi che mi manderanno a pulire i cessi quando riferirai questa conversazione?!"
"No...quello no..."
"Vabbè, staremo a vedere! Basta che non mi licenzino che ho appena fatto il mutuo, miseriaccia!"
"Sì, capo!"
"Senti, ti devo chiedere una cosa..."
Non mi guarda in faccia...già m'immagino...
"Dimmi"
"Ti ricordi della idea di farti responsabile dell' ufficio?"
Sì...e mi ricordo anche quello che mi sono detta con il marito...
"..."
"Dobbiamo ristrutturare...il boss sta premendo...io devo dedicarmi ad altro...devo staccarmi da questo ruolo: ho bisogno di te!"
Eccoci al dunque...ora arriva la fatidica domanda...
"Dimmi, e quindi?!"
"Ma tu pensi di tornare a fare il tempo pieno?! Riesci a farmi una previsione?"
Lo sapevo! Dovevo scommettere!!!
"Ora come ora no, capo! Sai bene come sono incastrata tra il lavoro del marito e la bambolotta"
"Quindi non a breve termine...e a medio termine?"
"Cioè?"
"Nei prossimi tre anni..."
"Nei prossimi tre anni non cambierà niente! Al massimo potrei riuscire a recuperare un'ora di lavoro al giorno..."
Ma quello che tu vuoi è che io torni a vivere in azienda notte e giorno 365 giorni l'anno...
"Più in là forse?"
"Non lo so, ma voglio essere sincera: ne ho già parlato con mio marito, siamo d'accordo. Io adoro questo lavoro, l'adrenalina che mi dà, la possibilità di staccare il cervello dai problemi quotidiani...ma è tutto cambiato. Non posso tornare ad essere quella di prima, non lo sono più. Sai bene che di fatto sono già alcuni mesi che tutti in ufficio rispondono a me...che fanno riferimento a me. Rispondo al telefono anche alle dieci di sera, ma da casa. Lo so che ufficialmente non posso ricoprire quel ruolo se non sono reperibile e disponibile continuamente, ma posso aiutare ed affiancare chi vorrà farlo. Degli altri non ti fidi, ma la collega Ina è perfetta per quel ruolo!"
"Non so, ci devo pensare..."
"Pensaci, l'aiuterei io per tutto il tempo per cui ne avrà bisogno!"
"Ok. Ci penserò."
"Mi dispiace...ah, capo? Credi che mi manderanno a pulire i cessi quando riferirai questa conversazione?!"
"No...quello no..."
"Vabbè, staremo a vedere! Basta che non mi licenzino che ho appena fatto il mutuo, miseriaccia!"
giovedì 23 ottobre 2014
Avviso
Ieri, in azienda, è spuntato un foglietto in bacheca:
AVVISO A TUTTI I DIPENDENTI: Da domani le macchinette saranno tarate per erogare i prodotti alle ore stabilite per il tempo stabilito.
Praticamente gli alti vertici hanno pensato di controllare le pause caffè ad operai ed impiegati.
Il personale, già frustrato dai carichi eccessivi di lavoro, straordinari non riconosciuti, vari stipendi arretrati, continue riunioni di rimprovero, ecc, ha incassato con rabbia malcelata ma estrema dignità.
Avrebbero potuto distruggere le macchinette, incrociare le braccia, minacciare azioni contro la proprietà o le scadenze lavorative: hanno tutti stretto i denti e fatto finta di niente.
Lo stabilimento è posizionato al centro del nulla assoluto: il primo paese è a diversi chilometri di distanza e non abbiamo solo macchinette che erogano caffè, ma anche quelle che vendono merendine, toast, succhi, bibite e...acqua!
Le hanno bloccate tutte.
Geniale!
Ma la sorte ha voluto che il boss ed il suo braccio destro fossero in azienda oggi e che, come tutti noi, avessero bisogno di bere e prendersi un caffè.
Passando davanti alla sala del trono, qualcuno ha potuto sentire il boss dichiarare rabbioso:
"Abbiamo fatto una ca@@ata!"
Fra tutti, io sono stata quella che ha potuto godere appieno della soddisfazione nel sentire l'imprecazione: la decisione non mi ha toccato minimamente poiché non mi piace il caffè.
Poi sfido chiunque a prendermi di nuovo in giro per la borraccia!
AVVISO A TUTTI I DIPENDENTI: Da domani le macchinette saranno tarate per erogare i prodotti alle ore stabilite per il tempo stabilito.
Praticamente gli alti vertici hanno pensato di controllare le pause caffè ad operai ed impiegati.
Il personale, già frustrato dai carichi eccessivi di lavoro, straordinari non riconosciuti, vari stipendi arretrati, continue riunioni di rimprovero, ecc, ha incassato con rabbia malcelata ma estrema dignità.
Avrebbero potuto distruggere le macchinette, incrociare le braccia, minacciare azioni contro la proprietà o le scadenze lavorative: hanno tutti stretto i denti e fatto finta di niente.
Lo stabilimento è posizionato al centro del nulla assoluto: il primo paese è a diversi chilometri di distanza e non abbiamo solo macchinette che erogano caffè, ma anche quelle che vendono merendine, toast, succhi, bibite e...acqua!
Le hanno bloccate tutte.
Geniale!
Ma la sorte ha voluto che il boss ed il suo braccio destro fossero in azienda oggi e che, come tutti noi, avessero bisogno di bere e prendersi un caffè.
Passando davanti alla sala del trono, qualcuno ha potuto sentire il boss dichiarare rabbioso:
"Abbiamo fatto una ca@@ata!"
Fra tutti, io sono stata quella che ha potuto godere appieno della soddisfazione nel sentire l'imprecazione: la decisione non mi ha toccato minimamente poiché non mi piace il caffè.
Poi sfido chiunque a prendermi di nuovo in giro per la borraccia!
mercoledì 22 ottobre 2014
Contano i fatti
Nell'azienda in cui lavoro un part time non può avere un ruolo definito.
Al massimo può fare da "tappabuchi": diventi un ibrido, non ti resta più neanche la dignità di poter rispondere su quale sia il tuo compito in ufficio.
Improvvisamente sei nessuno. Non hai peso, nessun potere decisionale, nessuna possibilità di migliorare e di far avanzare la tua carriera: non servi neanche più ai colleghi e la differenza nel loro modo di porsi nei tuoi riguardi si sente pesantemente, soprattutto se la caduta l'hai fatta dall'alto ruolo di manager.
Eppure non m'importa: ho guadagnato una famiglia; prima mio marito, poi mia figlia.
Il lavoro non è più la mia vita, è il mezzo che mi permette di vivere la mia vita.
Cosa è cambiato in me? Niente.
Svolgo i miei compiti con la stessa dedizione di prima, sfruttando ogni minuto a mia disposizione.
Nonostante tutto. Perché non so essere diversa da così.
Qualche giorno fa, per caso, mi sono ritrovata invischiata in una riunione di quelle che dovrebbero servire a risolvere le emergenze e che invece servono solo a scaricare le responsabilità degli alti vertici su chi non si può opporre. Ho parlato perché non so stare zitta. Ho sputato fuori verità che possono costare il posto di lavoro, come accusare il boss di rimproverare solo chi fatica davvero, proteggendo i "nullafacenti".
Dopo qualche ora, quando ormai ero a casa, mi è arrivato un suo sms:
"Ho apprezzato tantissimo il tuo intervento, mi ha confermato che posso contare su di te"
Dovrei essere innanzitutto contenta che abbia capito il fine delle mie parole, poi lusingata che si sia preso la briga di riferirmelo.
Invece no.
Dopo tutto me lo ha insegnato lui che quello che conta sono i fatti.
I fatti dicono che una donna, moglie e madre, non ha più la dignità di veder riconosciuto il proprio valore professionale.
Al massimo può fare da "tappabuchi": diventi un ibrido, non ti resta più neanche la dignità di poter rispondere su quale sia il tuo compito in ufficio.
Improvvisamente sei nessuno. Non hai peso, nessun potere decisionale, nessuna possibilità di migliorare e di far avanzare la tua carriera: non servi neanche più ai colleghi e la differenza nel loro modo di porsi nei tuoi riguardi si sente pesantemente, soprattutto se la caduta l'hai fatta dall'alto ruolo di manager.
Eppure non m'importa: ho guadagnato una famiglia; prima mio marito, poi mia figlia.
Il lavoro non è più la mia vita, è il mezzo che mi permette di vivere la mia vita.
Cosa è cambiato in me? Niente.
Svolgo i miei compiti con la stessa dedizione di prima, sfruttando ogni minuto a mia disposizione.
Nonostante tutto. Perché non so essere diversa da così.
Qualche giorno fa, per caso, mi sono ritrovata invischiata in una riunione di quelle che dovrebbero servire a risolvere le emergenze e che invece servono solo a scaricare le responsabilità degli alti vertici su chi non si può opporre. Ho parlato perché non so stare zitta. Ho sputato fuori verità che possono costare il posto di lavoro, come accusare il boss di rimproverare solo chi fatica davvero, proteggendo i "nullafacenti".
Dopo qualche ora, quando ormai ero a casa, mi è arrivato un suo sms:
"Ho apprezzato tantissimo il tuo intervento, mi ha confermato che posso contare su di te"
Dovrei essere innanzitutto contenta che abbia capito il fine delle mie parole, poi lusingata che si sia preso la briga di riferirmelo.
Invece no.
Dopo tutto me lo ha insegnato lui che quello che conta sono i fatti.
I fatti dicono che una donna, moglie e madre, non ha più la dignità di veder riconosciuto il proprio valore professionale.
martedì 8 luglio 2014
Boss in trappola
Stamattina, fra gli avvisi in bacheca, c'era quello relativo alla prova di evacuazione: ore 10.30 circa.
Alle 10.05 inizia a suonare l'allarme e noi mettiamo in sicurezza le postazioni fra mille dubbi (Secondo te dobbiamo spegnere il ventilatore ed il condizionatore? Ragazzi e la luce? Avete spento le ciabatte o stacchiamo le prese?...) ed una sola certezza: abbiamo il divieto di portare effetti personali, ma tutti nascondiamo il telefonino in tasca, tanto nessuno ci controllerà.
D'altra parte, in caso di reale pericolo, se non c'è tempo di prendere le nostre borse, di certo non avremmo il tempo di spegnere i pc, le luci, chiudere le porte...comunque...facciamo finta che...ci riprendono anche con la videocamera per verificare il nostro grado di preparazione...conviene attenersi.
Con estrema calma (come da manuale) chiudiamo la porta dell'ufficio e raggiungiamo le uscite di sicurezza che ci competono. La nostra è in sala mensa, bloccata dal calcio balilla. Spostiamo il biliardino e ci mettiamo in salvo.
Ci incontriamo allegramente nei vari punti di raccolta. Qualcuno sbaglia punto, ma viene richiamato all'ordine dai colleghi.
Passano i minuti e dei responsabili della sicurezza neanche l'ombra. Noto con un certo disappunto che nessuno ha ripreso la manovra e mi si insinua qualche dubbio.
Ad un certo punto arriva l'addetto alle pulizie che ci dice:
"Che state a fare qua? Hanno detto di salire, si sono sbagliati"
Ci guardiamo l'un l'altro perplessi, ma non ci schiodiamo, ci atteniamo fedelmente alle indicazioni ricevute.
Da lontano vediamo comparire un puntino rosso, che con un incedere spavaldo ben presto si palesa per il siculo sibilante con la sua polo-allarme.
"RagaSSi, a che ora avevo Scritto che ci Sarebbe Stata la prova di evacuaSSione? Siete Stati bravi perché avete reagito Subito, ma era un falSo allarme...è tutto da rifare!"
In pratica hanno provato l'allarme, hanno voluto fare la prova della prova...dimenticandosi di avvertirci.
Già così sarebbe stato esilarante (considerato che avevamo anche ospiti, trascinati nelle nostre esercitazioni a dir poco disorganizzate!), ma la scena più assurda la dovevo ancora vedere.
Salita al piano uffici ho beccato il boss che bestemmiava, bloccato nel corridoio ed impossibilitato ad entrare nel suo ufficio:
"Porcap..., chi mi ha chiuso fuori?! Aprite la porta! Dove sono le chiavi della porta?!"
Qualche intelligentone avrà pensato che "chiudere la porta" equivalesse a chiuderla a chiave.
Abbiamo riacceso i pc e ricominciato a lavorare in attesa della seconda sirena. Il siculo sibilante si è preoccupato di avvertirci che "chiudere le porte non vuol dire segregarle" (?!) e ci ha ripreso con la videocamera durante la seconda evacuazione.
Rientrati in ufficio avevamo due nuove certezze:
1-se l'allarme fosse stato vero, il primo a rimetterci le penne sarebbe stato il boss in trappola
2-nessuno è al sicuro in questa azienda di matti
Alle 10.05 inizia a suonare l'allarme e noi mettiamo in sicurezza le postazioni fra mille dubbi (Secondo te dobbiamo spegnere il ventilatore ed il condizionatore? Ragazzi e la luce? Avete spento le ciabatte o stacchiamo le prese?...) ed una sola certezza: abbiamo il divieto di portare effetti personali, ma tutti nascondiamo il telefonino in tasca, tanto nessuno ci controllerà.
D'altra parte, in caso di reale pericolo, se non c'è tempo di prendere le nostre borse, di certo non avremmo il tempo di spegnere i pc, le luci, chiudere le porte...comunque...facciamo finta che...ci riprendono anche con la videocamera per verificare il nostro grado di preparazione...conviene attenersi.
Con estrema calma (come da manuale) chiudiamo la porta dell'ufficio e raggiungiamo le uscite di sicurezza che ci competono. La nostra è in sala mensa, bloccata dal calcio balilla. Spostiamo il biliardino e ci mettiamo in salvo.
Ci incontriamo allegramente nei vari punti di raccolta. Qualcuno sbaglia punto, ma viene richiamato all'ordine dai colleghi.
Passano i minuti e dei responsabili della sicurezza neanche l'ombra. Noto con un certo disappunto che nessuno ha ripreso la manovra e mi si insinua qualche dubbio.
Ad un certo punto arriva l'addetto alle pulizie che ci dice:
"Che state a fare qua? Hanno detto di salire, si sono sbagliati"
Ci guardiamo l'un l'altro perplessi, ma non ci schiodiamo, ci atteniamo fedelmente alle indicazioni ricevute.
Da lontano vediamo comparire un puntino rosso, che con un incedere spavaldo ben presto si palesa per il siculo sibilante con la sua polo-allarme.
"RagaSSi, a che ora avevo Scritto che ci Sarebbe Stata la prova di evacuaSSione? Siete Stati bravi perché avete reagito Subito, ma era un falSo allarme...è tutto da rifare!"
In pratica hanno provato l'allarme, hanno voluto fare la prova della prova...dimenticandosi di avvertirci.
Già così sarebbe stato esilarante (considerato che avevamo anche ospiti, trascinati nelle nostre esercitazioni a dir poco disorganizzate!), ma la scena più assurda la dovevo ancora vedere.
Salita al piano uffici ho beccato il boss che bestemmiava, bloccato nel corridoio ed impossibilitato ad entrare nel suo ufficio:
"Porcap..., chi mi ha chiuso fuori?! Aprite la porta! Dove sono le chiavi della porta?!"
Qualche intelligentone avrà pensato che "chiudere la porta" equivalesse a chiuderla a chiave.
Abbiamo riacceso i pc e ricominciato a lavorare in attesa della seconda sirena. Il siculo sibilante si è preoccupato di avvertirci che "chiudere le porte non vuol dire segregarle" (?!) e ci ha ripreso con la videocamera durante la seconda evacuazione.
Rientrati in ufficio avevamo due nuove certezze:
1-se l'allarme fosse stato vero, il primo a rimetterci le penne sarebbe stato il boss in trappola
2-nessuno è al sicuro in questa azienda di matti
venerdì 30 maggio 2014
Maternità e mostri
Sono sempre stata una ragazza timida e
discreta. Di quelle che evitano gli scontri diretti, che cedono per
il quieto vivere, che se punzecchiate o offese ammutoliscono. Di
quelle che la risposta ti viene il mattino dopo o quando è troppo
tardi...salvo poi star sveglia la notte per la rabbia di essersi
fatta mettere i piedi in testa! Un' accondiscendente, con un
altissimo grado di tolleranza ed il fegato spappolato, i sogni
costellati di urla e litigi inespressi coscientemente...
Poi sono diventata mamma.
La maternità mi ha regalato la sicurezza che non ho mai avuto, la capacità di lottare, l'istinto di difendermi e difendere.
Doni difficili da gestire.
Così stamattina ho portato la bambolotta al nido, dopo aver deciso di non far menzione dell'accaduto di ieri. Poi ho visto la maestra: indossava una maglia a maniche lunghe e tanto è bastato per aprire la bocca e dare fiato ai pensieri prima che fossero filtrati dalla mia proverbiale remissività.
Non ho fatto scenate, ho solo fatto presente che hanno un cambio nei bagni, l'ho preso per mostrarglielo, ci ho infilato dentro una maglietta a maniche corte "nel caso riteniate che abbia caldo" e poi l'ho lasciata con una frase dal tono a me finora sconosciuto: calma lapidaria.
"Qualsiasi cosa accada in futuro, vi prego di non rimandarmi mai più la bambina a casa con indosso i soli indumenti intimi. Se ritenete opportuno che al nido stia così, per me va bene. Ma quando la riaffidate al padre, abbiate cura di verificare che lo scriteriato non se la porti a spasso mezza nuda con una temperatura di tredici gradi ed il diluvio universale. Grazie, buon lavoro".
Per la seconda volta sono stata io a lasciare qualcuno senza parole. Non mi è piaciuto.
Il fatto è che, anche se non sono stata affatto scortese, non sono abituata a riprendere le persone.
E veniamo all'evento clou della giornata: oggi dovevano darmi una risposta concreta alla mia richiesta di part time.
Appena arrivata ho preparato la mail in cui dichiaravo che da martedì 3 Giugno sarei stata in ferie.
Ero certa che la risposta non sarebbe arrivata.
Erano le 12.58 e stavo per inviare la mail quando sono stata chiamata dall'Ufficio Personale. Proprio con la mail aperta, mancava solo che premessi invio!
Inutile tirarla per le lunghe: richiesta accettata, proposta economica valida, mantenimento del tempo indeterminato.
Ancora non ci credo!!! Alle parole "il boss non ti vuole perdere" aspettavo già il fatidico "ma"...invece! Poi il Fatalista si domanda perché mi auto definisco Fortunata!
Ora, mi piacerebbe spendere frasi come chi vale e merita riesce ad ottenere ciò che vuole, ma a mio parere sono solo odiosi e sciocchi luoghi comuni: ci sono moltissime (troppe) persone che valgono e meritano e non hanno la mia stessa fortuna.
Però una cosa l'ho imparata: ci sono momenti nella vita in cui bisogna alzare la voce, pretendere ed essere disposti a rischiare tutto.
La verità è che vince il più forte, chi sbraita di più ed alza la voce.
Questo mondo è fatto per i mostri. Come quello che mi è nato dentro con la maternità e che fatico a tenere a bada.
Poi sono diventata mamma.
La maternità mi ha regalato la sicurezza che non ho mai avuto, la capacità di lottare, l'istinto di difendermi e difendere.
Doni difficili da gestire.
Così stamattina ho portato la bambolotta al nido, dopo aver deciso di non far menzione dell'accaduto di ieri. Poi ho visto la maestra: indossava una maglia a maniche lunghe e tanto è bastato per aprire la bocca e dare fiato ai pensieri prima che fossero filtrati dalla mia proverbiale remissività.
Non ho fatto scenate, ho solo fatto presente che hanno un cambio nei bagni, l'ho preso per mostrarglielo, ci ho infilato dentro una maglietta a maniche corte "nel caso riteniate che abbia caldo" e poi l'ho lasciata con una frase dal tono a me finora sconosciuto: calma lapidaria.
"Qualsiasi cosa accada in futuro, vi prego di non rimandarmi mai più la bambina a casa con indosso i soli indumenti intimi. Se ritenete opportuno che al nido stia così, per me va bene. Ma quando la riaffidate al padre, abbiate cura di verificare che lo scriteriato non se la porti a spasso mezza nuda con una temperatura di tredici gradi ed il diluvio universale. Grazie, buon lavoro".
Per la seconda volta sono stata io a lasciare qualcuno senza parole. Non mi è piaciuto.
Il fatto è che, anche se non sono stata affatto scortese, non sono abituata a riprendere le persone.
E veniamo all'evento clou della giornata: oggi dovevano darmi una risposta concreta alla mia richiesta di part time.
Appena arrivata ho preparato la mail in cui dichiaravo che da martedì 3 Giugno sarei stata in ferie.
Ero certa che la risposta non sarebbe arrivata.
Erano le 12.58 e stavo per inviare la mail quando sono stata chiamata dall'Ufficio Personale. Proprio con la mail aperta, mancava solo che premessi invio!
Inutile tirarla per le lunghe: richiesta accettata, proposta economica valida, mantenimento del tempo indeterminato.
Ancora non ci credo!!! Alle parole "il boss non ti vuole perdere" aspettavo già il fatidico "ma"...invece! Poi il Fatalista si domanda perché mi auto definisco Fortunata!
Ora, mi piacerebbe spendere frasi come chi vale e merita riesce ad ottenere ciò che vuole, ma a mio parere sono solo odiosi e sciocchi luoghi comuni: ci sono moltissime (troppe) persone che valgono e meritano e non hanno la mia stessa fortuna.
Però una cosa l'ho imparata: ci sono momenti nella vita in cui bisogna alzare la voce, pretendere ed essere disposti a rischiare tutto.
La verità è che vince il più forte, chi sbraita di più ed alza la voce.
Questo mondo è fatto per i mostri. Come quello che mi è nato dentro con la maternità e che fatico a tenere a bada.
giovedì 22 maggio 2014
Odore di voltafaccia
Un paio di settimane fa ho incontrato per i corridoi il ragazzetto responsabile dell'Ufficio Personale che mi ha fermato per dirmi:
"Guarda, tutto a posto; il boss non ti vuole perdere quindi stai serena che in settimana ti facciamo una proposta economica. Per il part-time non c'è problema"
Non ci ho creduto molto, conosco le dinamiche aziendali e mi aspettavo che la questione ad un certo punto si bloccasse. Infatti non ho più ricevuto alcuna notizia.
Così ho fatto due chiacchiere con il mio diretto superiore: è stato lui ad accompagnarmi dal boss quando ho presentato la richiesta di part-time e, contestualmente, il preavviso di dimissioni.
Non si è esposto in prima persona, ma mi ha fatto intendere che non se ne farà niente.
La cosa più esilarante è che mi hanno reinserito in un contesto molto al di sotto delle mie capacità e della mia esperienza e ora mi si dice:
"Cerca di metterti nei loro panni...non hanno bisogno di qualcuno che faccia manovalanza, necessitano di qualcuno che possa gestire l'intero ufficio...c'è bisogno di sistemare le cose, non si capisce più niente..."
Ma chi ha stabilito il mio ruolo?! Io?! Quando sono tornata mi avete detto di aver pazienza perché c'era bisogno di gente che facesse il lavoro sporco e non ho fiatato. Ora colpevolizzate me perché avete deciso che non dovevo avere un ruolo di responsabilità?!
Insomma, stanno per piazzarmi il voltafaccia.
Siccome ho oltre tre mesi di ferie arretrate da smaltire e mi scoccia terribilmente dover mandare al nido la bambolotta se poi non c'è alcun futuro lavorativo per me (per non parlare del costo), domani vado a chiedere ufficialmente una risposta.
Se non mi passa l'ira funesta, probabilmente la pretenderò.
"Guarda, tutto a posto; il boss non ti vuole perdere quindi stai serena che in settimana ti facciamo una proposta economica. Per il part-time non c'è problema"
Non ci ho creduto molto, conosco le dinamiche aziendali e mi aspettavo che la questione ad un certo punto si bloccasse. Infatti non ho più ricevuto alcuna notizia.
Così ho fatto due chiacchiere con il mio diretto superiore: è stato lui ad accompagnarmi dal boss quando ho presentato la richiesta di part-time e, contestualmente, il preavviso di dimissioni.
Non si è esposto in prima persona, ma mi ha fatto intendere che non se ne farà niente.
La cosa più esilarante è che mi hanno reinserito in un contesto molto al di sotto delle mie capacità e della mia esperienza e ora mi si dice:
"Cerca di metterti nei loro panni...non hanno bisogno di qualcuno che faccia manovalanza, necessitano di qualcuno che possa gestire l'intero ufficio...c'è bisogno di sistemare le cose, non si capisce più niente..."
Ma chi ha stabilito il mio ruolo?! Io?! Quando sono tornata mi avete detto di aver pazienza perché c'era bisogno di gente che facesse il lavoro sporco e non ho fiatato. Ora colpevolizzate me perché avete deciso che non dovevo avere un ruolo di responsabilità?!
Insomma, stanno per piazzarmi il voltafaccia.
Siccome ho oltre tre mesi di ferie arretrate da smaltire e mi scoccia terribilmente dover mandare al nido la bambolotta se poi non c'è alcun futuro lavorativo per me (per non parlare del costo), domani vado a chiedere ufficialmente una risposta.
Se non mi passa l'ira funesta, probabilmente la pretenderò.
lunedì 28 aprile 2014
Part time - Semi aggiornamenti
Stamattina mi sono fatta coraggio: ho parlato col mio diretto superiore e poi siamo andati insieme dal boss.
Non mi è sembrato contrariato...forse se lo aspettava, non lo so. Il mio superiore mi appoggia e questo è già una gran cosa.
Credo che prima di lasciarmi andare quanto meno mi faranno una proposta, che poi valuterò.
L'unica cosa che mi fa dubitare è che non sono tipi da creare precedenti e ci sono molte donne che hanno appena avuto un bimbo e vorrebbero fare il part time.
Staremo a vedere.
Non mi è sembrato contrariato...forse se lo aspettava, non lo so. Il mio superiore mi appoggia e questo è già una gran cosa.
Credo che prima di lasciarmi andare quanto meno mi faranno una proposta, che poi valuterò.
L'unica cosa che mi fa dubitare è che non sono tipi da creare precedenti e ci sono molte donne che hanno appena avuto un bimbo e vorrebbero fare il part time.
Staremo a vedere.
domenica 27 aprile 2014
Part time
Giovedì sono stata dal commercialista/consulente del lavoro.
Mi ha fatto una bella tirata d'orecchi perché sono in ritardo: devo chiedere il part time e contestualmente (per far capire che faccio sul serio) dare le dimissioni.
Solo che per le dimissioni dovrei dare tre mesi di preavviso e corro il rischio che mi trattengano parte dello stipendio visto che l'allattamento mi scade a metà luglio!
E' che proprio non ce la faccio a mandare la lettera! Vorrei almeno anticipare la cosa in via informale al boss prima di inviare la raccomandata! Ma quello sta sempre a spasso per l'Italia...spero di beccarlo domani, non posso rimandare oltre.
E spero che non mi lasci andare via!
Sono terrorizzata, ma non ho alternativa: le abbiamo pensate tutte, queste sei ore lavorative sono il massimo che possa fare per ora, vista la situazione della bambolotta e l'incognita del futuro sul suo stato di salute.
Incrocio le dita e confido in una botta di fortuna dell'ultimo secondo.
Mi ha fatto una bella tirata d'orecchi perché sono in ritardo: devo chiedere il part time e contestualmente (per far capire che faccio sul serio) dare le dimissioni.
Solo che per le dimissioni dovrei dare tre mesi di preavviso e corro il rischio che mi trattengano parte dello stipendio visto che l'allattamento mi scade a metà luglio!
E' che proprio non ce la faccio a mandare la lettera! Vorrei almeno anticipare la cosa in via informale al boss prima di inviare la raccomandata! Ma quello sta sempre a spasso per l'Italia...spero di beccarlo domani, non posso rimandare oltre.
E spero che non mi lasci andare via!
Sono terrorizzata, ma non ho alternativa: le abbiamo pensate tutte, queste sei ore lavorative sono il massimo che possa fare per ora, vista la situazione della bambolotta e l'incognita del futuro sul suo stato di salute.
Incrocio le dita e confido in una botta di fortuna dell'ultimo secondo.
martedì 1 aprile 2014
Telefonate
Si sta spargendo la notizia... son partite le prime telefonate...è tutto il giorno che rispondo le stesse cose:
"Ma è vero che rientri?!" Sì! Di che ti meravigli? Prima o poi dovevo rientrare, non sono mica morta; sono solo diventata mamma...però in effetti non mi sento tanto viva
"Scusa l'indiscrezione...ma come mai non resti a casa fino all'anno della bambina? Perché è strano, sai...le altre invece..." Eh già...guarda un po'! Non sarà mica perché non dipende da me? Sfortuna? Mancanza di agganci alle alte sfere? Fai tu, tanto a me non cambia granché... e neanche mi interessa. D'altra parte l'unica collega non 'agganciata' che ha provato a puntare i piedi è stata licenziata.
"Ma la bambina a chi la molli? E i nonni? Io non la lascerei mai al nido!" Non inorridire, ho detto nido non lager. Sta con gli altri bambini, è felice. I nonni continuano a fare i nonni, avranno il diritto di invecchiare in pace o no?! Ma poi i fatti tuoi?...
"Ti hanno già detto dove ti sistemano?" Fisicamente no, non so quale sarà la mia scrivania; però so bene con quale massa di nullafacenti avrò a che fare...sì, sono proprio felice
"Che orario farai?" Ho diritto all'allattamento fino all'anno di età della bambina "Ma glielo hai detto...cioè lo sanno che vuoi fare solo sei ore e non verrai il sabato?!" Sì...mi sembra che il boss abbia recepito, però non si sa mai...capisco la tua perplessità. Grazie per avermi messo un'altra ansia addosso comunque.
E così di seguito.
Però ho ricevuto anche domande fuori dal comune:
"Senti ti volevo chiedere... se mi metto in maternità anticipata...sai l'allergia non mi dà tregua...ma lo stipendio è sempre lo stesso o me lo riducono?"
"Ma è vero che rientri?!" Sì! Di che ti meravigli? Prima o poi dovevo rientrare, non sono mica morta; sono solo diventata mamma...però in effetti non mi sento tanto viva
"Scusa l'indiscrezione...ma come mai non resti a casa fino all'anno della bambina? Perché è strano, sai...le altre invece..." Eh già...guarda un po'! Non sarà mica perché non dipende da me? Sfortuna? Mancanza di agganci alle alte sfere? Fai tu, tanto a me non cambia granché... e neanche mi interessa. D'altra parte l'unica collega non 'agganciata' che ha provato a puntare i piedi è stata licenziata.
"Ma la bambina a chi la molli? E i nonni? Io non la lascerei mai al nido!" Non inorridire, ho detto nido non lager. Sta con gli altri bambini, è felice. I nonni continuano a fare i nonni, avranno il diritto di invecchiare in pace o no?! Ma poi i fatti tuoi?...
"Ti hanno già detto dove ti sistemano?" Fisicamente no, non so quale sarà la mia scrivania; però so bene con quale massa di nullafacenti avrò a che fare...sì, sono proprio felice
"Che orario farai?" Ho diritto all'allattamento fino all'anno di età della bambina "Ma glielo hai detto...cioè lo sanno che vuoi fare solo sei ore e non verrai il sabato?!" Sì...mi sembra che il boss abbia recepito, però non si sa mai...capisco la tua perplessità. Grazie per avermi messo un'altra ansia addosso comunque.
E così di seguito.
Però ho ricevuto anche domande fuori dal comune:
"Senti ti volevo chiedere... se mi metto in maternità anticipata...sai l'allergia non mi dà tregua...ma lo stipendio è sempre lo stesso o me lo riducono?"
domenica 30 marzo 2014
Domenica mattina
Il mio datore di lavoro mi ha dato appuntamento alle 10.00 in sede legale: un appartamento anonimo in una stradina periferica della città.
E' domenica, ma almeno mi sono risparmiata il viaggio per raggiungere lo stabilimento.
Al citofono non ha risposto nessuno, e sono rientrata in macchina sospirando: sono abituata ai ritardi del boss, una volta mi ha detto di trattenermi in ufficio perché sarebbe arrivato nel giro di una mezz'ora e doveva mettermi al corrente di una cosa importante. Gli mancavano 400 km! Meno male che l'autista è riuscito a mandarmi un sms, altrimenti passavo la notte in azienda. Quando il giorno dopo gli ho chiesto cosa dovesse dirmi di tanto importante, ho scoperto che si trattava di una stupidata, una di quelle cose che si scrivono con tre parole via sms...gli avrei lanciato dietro il faldone che avevo in mano!
Prima di Dio e della famiglia c'è la fedeltà all'azienda e va dimostrata. Per dimostrarlo non è necessario lavorare, ma trascorrere più tempo possibile sul luogo di lavoro, sacrificando tutto il resto. Ad esempio non è il caso di far sapere che trovi il tempo di andare in palestra: è un'ora di straordinario non pagato che togli all'azienda. Ci sono personaggi che vivono (a volte dormono) in stabilimento e non fanno più di tre ore al giorno di lavoro: cazzeggiano dalla mattina alla sera. In genere si tratta di spie, venerate e strapagate, che colpiscono i dipendenti a seconda delle antipatie che li affliggono.
Ritornando alla mia prevista attesa, capita l'antifona, mi sono chiusa in macchina ad aspettare.
Ho armeggiato un po' col telefonino, ho mandato un sms al boss per avvisarlo che ero arrivata, ho chiamato mio marito, ho fatto un solitario...mi sono sentita osservata: un tizio in una macchina fissava insistentemente la mia targa. Ha fatto il giro, mi è passato affianco e finalmente l'ho riconosciuto: era un inquilino del palazzo dove abito. Avrà sicuramente pensato "che diavolo ci fa questa da sola in macchina in questo posto nascosto?". Non ho fatto in tempo a salutarlo, la cosa gli sarà parsa ancora più sospetta.
Il boss è arrivato con circa un'ora di ritardo, non male tutto sommato.
Questa domenica mattina mi ha donato alcune certezze:
- non avrò l'aspettativa di tre mesi
- tra due settimane rientro al lavoro
- il mio orario sarà ridotto grazie all'allattamento (al part-time non ho proprio accennato...per ora)
- il mio nuovo ruolo prevede uno stretto contatto con le spie di cui sopra
- quando partirò per seguire la bambolotta in ospedale, saranno giorni che scaleranno dalle ferie; di conseguenza...
- difficilmente potrò portare la bambolotta al mare
- da domani mio marito sarà additato come cornuto
E' domenica, ma almeno mi sono risparmiata il viaggio per raggiungere lo stabilimento.
Al citofono non ha risposto nessuno, e sono rientrata in macchina sospirando: sono abituata ai ritardi del boss, una volta mi ha detto di trattenermi in ufficio perché sarebbe arrivato nel giro di una mezz'ora e doveva mettermi al corrente di una cosa importante. Gli mancavano 400 km! Meno male che l'autista è riuscito a mandarmi un sms, altrimenti passavo la notte in azienda. Quando il giorno dopo gli ho chiesto cosa dovesse dirmi di tanto importante, ho scoperto che si trattava di una stupidata, una di quelle cose che si scrivono con tre parole via sms...gli avrei lanciato dietro il faldone che avevo in mano!
Prima di Dio e della famiglia c'è la fedeltà all'azienda e va dimostrata. Per dimostrarlo non è necessario lavorare, ma trascorrere più tempo possibile sul luogo di lavoro, sacrificando tutto il resto. Ad esempio non è il caso di far sapere che trovi il tempo di andare in palestra: è un'ora di straordinario non pagato che togli all'azienda. Ci sono personaggi che vivono (a volte dormono) in stabilimento e non fanno più di tre ore al giorno di lavoro: cazzeggiano dalla mattina alla sera. In genere si tratta di spie, venerate e strapagate, che colpiscono i dipendenti a seconda delle antipatie che li affliggono.
Ritornando alla mia prevista attesa, capita l'antifona, mi sono chiusa in macchina ad aspettare.
Ho armeggiato un po' col telefonino, ho mandato un sms al boss per avvisarlo che ero arrivata, ho chiamato mio marito, ho fatto un solitario...mi sono sentita osservata: un tizio in una macchina fissava insistentemente la mia targa. Ha fatto il giro, mi è passato affianco e finalmente l'ho riconosciuto: era un inquilino del palazzo dove abito. Avrà sicuramente pensato "che diavolo ci fa questa da sola in macchina in questo posto nascosto?". Non ho fatto in tempo a salutarlo, la cosa gli sarà parsa ancora più sospetta.
Il boss è arrivato con circa un'ora di ritardo, non male tutto sommato.
Questa domenica mattina mi ha donato alcune certezze:
- non avrò l'aspettativa di tre mesi
- tra due settimane rientro al lavoro
- il mio orario sarà ridotto grazie all'allattamento (al part-time non ho proprio accennato...per ora)
- il mio nuovo ruolo prevede uno stretto contatto con le spie di cui sopra
- quando partirò per seguire la bambolotta in ospedale, saranno giorni che scaleranno dalle ferie; di conseguenza...
- difficilmente potrò portare la bambolotta al mare
- da domani mio marito sarà additato come cornuto
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