Terzo giorno di inserimento al nido.
Oggi tappa fondamentale per la mia bambolotta: restare da sola in classe per una mezz'oretta.
Quando ha visto l'edificio dell'asilo ha subito iniziato ad agitarsi, non vedeva l'ora di entrare!
Siamo entrate in aula, l'ho data in braccio alla maestra ed ho provato a salutarla, ma non mi ha degnato di uno sguardo: era troppo euforica, ipereccitata, cinguettava felice e cercava di impossessarsi degli altri bimbi come se fossero giocattoli...
Mi sono seduta fuori dall'aula e mi sono immersa nella lettura: è trascorsa un'ora senza che me ne accorgessi, non avevo l'orologio ed avevo lasciato il telefonino a casa. E' venuta la maestra ad avvisarmi: "Signora, tutto bene! Sua figlia si sta rotolando felice sul tappetino, ha mangiato tutta la merenda, non ha fatto una piega...guardi che può rientrare!"
Così l'ho trascinata via e siamo tornate a casa. Ho trovato tre chiamate perse sul telefonino: il Fatalista.
"Pronto marito? Scusa avevo dimenticato il cellulare a casa..."
"Sono venuto a cercarvi all'asilo, ma eravate andate via: com'è andata?"
"Addirittura sei venuto a cercarci... va tutto benone! Tua figlia non mi ha pensato minimamente: lei era felice ed io serena. Sta proprio venendo su come desideravo: è indipendente e contentissima di stare con altri bimbi. Questa cosa del distacco...mi avevano spaventato a morte: vedrai come sarà brutto separarti da tua figlia!!! Invece niente, per ora almeno...mi sento tranquilla"
"Beata te! Io sto malissimo..."
Il mio diario "dopo"...dopo aver desiderato di essere madre, dopo la diagnosi di infertilità, ma soprattutto dopo aver partorito una bambolotta e la sua sorellina!
lunedì 31 marzo 2014
domenica 30 marzo 2014
Domenica mattina
Il mio datore di lavoro mi ha dato appuntamento alle 10.00 in sede legale: un appartamento anonimo in una stradina periferica della città.
E' domenica, ma almeno mi sono risparmiata il viaggio per raggiungere lo stabilimento.
Al citofono non ha risposto nessuno, e sono rientrata in macchina sospirando: sono abituata ai ritardi del boss, una volta mi ha detto di trattenermi in ufficio perché sarebbe arrivato nel giro di una mezz'ora e doveva mettermi al corrente di una cosa importante. Gli mancavano 400 km! Meno male che l'autista è riuscito a mandarmi un sms, altrimenti passavo la notte in azienda. Quando il giorno dopo gli ho chiesto cosa dovesse dirmi di tanto importante, ho scoperto che si trattava di una stupidata, una di quelle cose che si scrivono con tre parole via sms...gli avrei lanciato dietro il faldone che avevo in mano!
Prima di Dio e della famiglia c'è la fedeltà all'azienda e va dimostrata. Per dimostrarlo non è necessario lavorare, ma trascorrere più tempo possibile sul luogo di lavoro, sacrificando tutto il resto. Ad esempio non è il caso di far sapere che trovi il tempo di andare in palestra: è un'ora di straordinario non pagato che togli all'azienda. Ci sono personaggi che vivono (a volte dormono) in stabilimento e non fanno più di tre ore al giorno di lavoro: cazzeggiano dalla mattina alla sera. In genere si tratta di spie, venerate e strapagate, che colpiscono i dipendenti a seconda delle antipatie che li affliggono.
Ritornando alla mia prevista attesa, capita l'antifona, mi sono chiusa in macchina ad aspettare.
Ho armeggiato un po' col telefonino, ho mandato un sms al boss per avvisarlo che ero arrivata, ho chiamato mio marito, ho fatto un solitario...mi sono sentita osservata: un tizio in una macchina fissava insistentemente la mia targa. Ha fatto il giro, mi è passato affianco e finalmente l'ho riconosciuto: era un inquilino del palazzo dove abito. Avrà sicuramente pensato "che diavolo ci fa questa da sola in macchina in questo posto nascosto?". Non ho fatto in tempo a salutarlo, la cosa gli sarà parsa ancora più sospetta.
Il boss è arrivato con circa un'ora di ritardo, non male tutto sommato.
Questa domenica mattina mi ha donato alcune certezze:
- non avrò l'aspettativa di tre mesi
- tra due settimane rientro al lavoro
- il mio orario sarà ridotto grazie all'allattamento (al part-time non ho proprio accennato...per ora)
- il mio nuovo ruolo prevede uno stretto contatto con le spie di cui sopra
- quando partirò per seguire la bambolotta in ospedale, saranno giorni che scaleranno dalle ferie; di conseguenza...
- difficilmente potrò portare la bambolotta al mare
- da domani mio marito sarà additato come cornuto
E' domenica, ma almeno mi sono risparmiata il viaggio per raggiungere lo stabilimento.
Al citofono non ha risposto nessuno, e sono rientrata in macchina sospirando: sono abituata ai ritardi del boss, una volta mi ha detto di trattenermi in ufficio perché sarebbe arrivato nel giro di una mezz'ora e doveva mettermi al corrente di una cosa importante. Gli mancavano 400 km! Meno male che l'autista è riuscito a mandarmi un sms, altrimenti passavo la notte in azienda. Quando il giorno dopo gli ho chiesto cosa dovesse dirmi di tanto importante, ho scoperto che si trattava di una stupidata, una di quelle cose che si scrivono con tre parole via sms...gli avrei lanciato dietro il faldone che avevo in mano!
Prima di Dio e della famiglia c'è la fedeltà all'azienda e va dimostrata. Per dimostrarlo non è necessario lavorare, ma trascorrere più tempo possibile sul luogo di lavoro, sacrificando tutto il resto. Ad esempio non è il caso di far sapere che trovi il tempo di andare in palestra: è un'ora di straordinario non pagato che togli all'azienda. Ci sono personaggi che vivono (a volte dormono) in stabilimento e non fanno più di tre ore al giorno di lavoro: cazzeggiano dalla mattina alla sera. In genere si tratta di spie, venerate e strapagate, che colpiscono i dipendenti a seconda delle antipatie che li affliggono.
Ritornando alla mia prevista attesa, capita l'antifona, mi sono chiusa in macchina ad aspettare.
Ho armeggiato un po' col telefonino, ho mandato un sms al boss per avvisarlo che ero arrivata, ho chiamato mio marito, ho fatto un solitario...mi sono sentita osservata: un tizio in una macchina fissava insistentemente la mia targa. Ha fatto il giro, mi è passato affianco e finalmente l'ho riconosciuto: era un inquilino del palazzo dove abito. Avrà sicuramente pensato "che diavolo ci fa questa da sola in macchina in questo posto nascosto?". Non ho fatto in tempo a salutarlo, la cosa gli sarà parsa ancora più sospetta.
Il boss è arrivato con circa un'ora di ritardo, non male tutto sommato.
Questa domenica mattina mi ha donato alcune certezze:
- non avrò l'aspettativa di tre mesi
- tra due settimane rientro al lavoro
- il mio orario sarà ridotto grazie all'allattamento (al part-time non ho proprio accennato...per ora)
- il mio nuovo ruolo prevede uno stretto contatto con le spie di cui sopra
- quando partirò per seguire la bambolotta in ospedale, saranno giorni che scaleranno dalle ferie; di conseguenza...
- difficilmente potrò portare la bambolotta al mare
- da domani mio marito sarà additato come cornuto
sabato 29 marzo 2014
Una doccia veloce
Sono tre giorni e tre notti di fila che non dormiamo (io e la bambolotta... il maritino ha i superpoteri).
Mi sento a dir poco devastata, mi gira la testa, non riesco a mettere in fila i pensieri e le parole mi si inceppano.
Ho pensato: mi faccio una doccia. Ne approfitto e mi lavo i capelli anche se non sono sporchi: il mio cervello starà sicuramente meglio dopo.
Poi ho guardato la bambolotta intenta ad ascoltare le sue canzoncine sul mio portatile: mi è sembrata tranquilla.
Anche lei è intontita dalla veglia forzata...o più probabilmente è colpa dello Zecchino d'Oro. Se la metto nel passeggino per portarla in bagno con me si arrabbia di sicuro...già lo so: farà la pazza, mica posso portare il pc in bagno a fare la sauna? Ma perché il Fatalista non rientra ancora? Ok, non ho alternativa: devo lasciarla dov'è, farò una doccia velocissimissima e non se ne accorgerà neanche!
Sotto la doccia:
Sono un'incosciente...potrebbe riuscire a lanciarsi dal seggiolone...no, è legata, devo stare tranquilla. Oddio le ho lasciato il suo bicchiere con l'acqua: ora che torno di là la troverò blu perché le è andata di traverso!... ma no... finora non ha mai bevuto perché le fa schifo l'acqua e poi non lo sa usare quel bicchiere, non ha mai preso neanche il biberon! E se piangesse fino alla disperazione? Io qua sotto non la sento mica...mi odierà per l'eternità per averla lasciata sola! Sfigata come sono, ora mi insapono i capelli e viene il terremoto...oddio che orrido pensiero!
E' stata la doccia meno piacevole della mia vita.
Ho bisogno di dormire, non c'è dubbio.
Mi sento a dir poco devastata, mi gira la testa, non riesco a mettere in fila i pensieri e le parole mi si inceppano.
Ho pensato: mi faccio una doccia. Ne approfitto e mi lavo i capelli anche se non sono sporchi: il mio cervello starà sicuramente meglio dopo.
Poi ho guardato la bambolotta intenta ad ascoltare le sue canzoncine sul mio portatile: mi è sembrata tranquilla.
Anche lei è intontita dalla veglia forzata...o più probabilmente è colpa dello Zecchino d'Oro. Se la metto nel passeggino per portarla in bagno con me si arrabbia di sicuro...già lo so: farà la pazza, mica posso portare il pc in bagno a fare la sauna? Ma perché il Fatalista non rientra ancora? Ok, non ho alternativa: devo lasciarla dov'è, farò una doccia velocissimissima e non se ne accorgerà neanche!
Sotto la doccia:
Sono un'incosciente...potrebbe riuscire a lanciarsi dal seggiolone...no, è legata, devo stare tranquilla. Oddio le ho lasciato il suo bicchiere con l'acqua: ora che torno di là la troverò blu perché le è andata di traverso!... ma no... finora non ha mai bevuto perché le fa schifo l'acqua e poi non lo sa usare quel bicchiere, non ha mai preso neanche il biberon! E se piangesse fino alla disperazione? Io qua sotto non la sento mica...mi odierà per l'eternità per averla lasciata sola! Sfigata come sono, ora mi insapono i capelli e viene il terremoto...oddio che orrido pensiero!
E' stata la doccia meno piacevole della mia vita.
Ho bisogno di dormire, non c'è dubbio.
venerdì 28 marzo 2014
Un pomeriggio bellissimo
"Mamma come va la schiena? Puoi tenermi la bambolotta?"
"Non ce la faccio, mi fa male...perché?"
"Voglio andare alla presentazione di un libro tra due ore...DEVO andare!!! Vieni con me, così se la bambolotta sclera te la porti in giro con il passeggino mentre io resto a sentire l'autrice...TI PREGO!!!"
"Va bene"
Faccio i piatti, la bambina urla: si vede che ha mal di pancia, vuole fare cacca.
L'attacco al seno e le ordino di rimpinzarsi per bene; non se lo fa dire due volte: prende talmente tanto latte che riesce a fare la benedettissima cacca...si sporca da far paura.
Lo sapevo, non la fa mai: proprio quando vado di frettissima sono costretta a cambiarla dalla testa ai piedi!!!
Più mi affanno più il Fatalista mi mette fretta: deve andare via anche lui, al lavoro.
Preparo la borsa della bambina e decido di portarla in macchina così da essere più comoda nello scendere il passeggino ma... l'ascensore è bloccato!
Sono più di tre anni che abito in questo maledettissimo palazzo e non mi è mai capitato!!! Sento la nuvoletta di Fantozzi sul capo.
Sono solo due piani in fondo...da fare tre volte...con l'acido lattico che regna sovrano su ogni muscolo del mio corpo.
Passiamo a prendere nonnamanager e ci mettiamo in viaggio verso un paese vicino.
"Sai dove dobbiamo andare?" mi chiede mia mamma preoccupata.
"Veramente non proprio, ma... in qualche modo arriveremo"
Siamo arrivate in tempo, scoppiavo dalla gioia!
Giusto un ultimo piccolo ostacolo: l'incontro si teneva nell'unico auditorium interrato della Puglia.
Due rampe di scale...non sono niente se non pensi che ti sei portata dietro una bambina di otto mesi che potrebbe iniziare ad urlare in qualsiasi momento e una madre semi invalida per il mal di schiena che a questo punto poteva anche restarsene a casa. Ma ho portato Matilde, l'orsetta della bambolotta: posso solo confidare nel suo potere magico.
Un giovane tredicenne (quasi quattordicenne, ha precisato lui) di nome Nicola ci aiuta a portar giù il passeggino.
L'autrice è lì, a pochi passi da noi, firma autografi sul libro...
HO DIMENTICATO IL LIBRO A CASA, DATEMI UNA CORDA CHE M'IMPICCO!
E mi sono trasformata in una tredicenne, timida e impacciata. Senza il libro non potrò mai avvicinarmi e presentarmi, mi vergogno.
Alla fine del dibattito nonnamanager mi incalza come faceva quando ero piccola: e vai! e vai! mo' vado io!
Ha sortito l'effetto contrario: ho ribeccato Nicola e sono scappata via felice col mio passeggino e la mia bambina.
E' stato un pomeriggio bellissimo!
"Non ce la faccio, mi fa male...perché?"
"Voglio andare alla presentazione di un libro tra due ore...DEVO andare!!! Vieni con me, così se la bambolotta sclera te la porti in giro con il passeggino mentre io resto a sentire l'autrice...TI PREGO!!!"
"Va bene"
Faccio i piatti, la bambina urla: si vede che ha mal di pancia, vuole fare cacca.
L'attacco al seno e le ordino di rimpinzarsi per bene; non se lo fa dire due volte: prende talmente tanto latte che riesce a fare la benedettissima cacca...si sporca da far paura.
Lo sapevo, non la fa mai: proprio quando vado di frettissima sono costretta a cambiarla dalla testa ai piedi!!!
Più mi affanno più il Fatalista mi mette fretta: deve andare via anche lui, al lavoro.
Preparo la borsa della bambina e decido di portarla in macchina così da essere più comoda nello scendere il passeggino ma... l'ascensore è bloccato!
Sono più di tre anni che abito in questo maledettissimo palazzo e non mi è mai capitato!!! Sento la nuvoletta di Fantozzi sul capo.
Sono solo due piani in fondo...da fare tre volte...con l'acido lattico che regna sovrano su ogni muscolo del mio corpo.
Passiamo a prendere nonnamanager e ci mettiamo in viaggio verso un paese vicino.
"Sai dove dobbiamo andare?" mi chiede mia mamma preoccupata.
"Veramente non proprio, ma... in qualche modo arriveremo"
Siamo arrivate in tempo, scoppiavo dalla gioia!
Giusto un ultimo piccolo ostacolo: l'incontro si teneva nell'unico auditorium interrato della Puglia.
Due rampe di scale...non sono niente se non pensi che ti sei portata dietro una bambina di otto mesi che potrebbe iniziare ad urlare in qualsiasi momento e una madre semi invalida per il mal di schiena che a questo punto poteva anche restarsene a casa. Ma ho portato Matilde, l'orsetta della bambolotta: posso solo confidare nel suo potere magico.
Un giovane tredicenne (quasi quattordicenne, ha precisato lui) di nome Nicola ci aiuta a portar giù il passeggino.
L'autrice è lì, a pochi passi da noi, firma autografi sul libro...
HO DIMENTICATO IL LIBRO A CASA, DATEMI UNA CORDA CHE M'IMPICCO!
E mi sono trasformata in una tredicenne, timida e impacciata. Senza il libro non potrò mai avvicinarmi e presentarmi, mi vergogno.
Alla fine del dibattito nonnamanager mi incalza come faceva quando ero piccola: e vai! e vai! mo' vado io!
Ha sortito l'effetto contrario: ho ribeccato Nicola e sono scappata via felice col mio passeggino e la mia bambina.
E' stato un pomeriggio bellissimo!
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