venerdì 25 marzo 2016

Scomplimenti e pizzicotti

C'è un collega.
Uno dei pochi storici rimasti.
Ci conosciamo da dieci anni e ci siamo fatti la guerra per otto: incompatibilità caratteriale.
Lui intrallazzone e scansaresponsabilità. Io troppo diretta e acida. Brutto mix insomma.
Fatto sta che da quando sono rientrata dalla maternità, complice anche il ricambio quasi totale del personale, lui ha preso a considerarmi una di famiglia o un'amica o...non so.
E' diventato un lumacone: mi gira sempre intorno, cerca il contatto fisico, dichiara continuamente la mia unicità ed il fatto che solo io merito le sue attenzioni.
Anche no, grazie.
Non mi lusinga neanche un po' perché diffido di quelli come lui: so che alla prima occasione non si farebbe scrupolo di voltarmi la faccia, o peggio.
Nella catena del processo lavorativo lui è l'anello che precede il mio gruppo di lavoro: dovrebbe passarci le informazioni utili ad una corretta pianificazione; questo in un mondo ideale.
Nel mondo reale lui non collabora.
Gli altri mi hanno intimato di essere accomodante e di raccogliere più dati possibili...
"Io?! Ma vi rendete conto di cosa state dicendo? Io accomodante?! Con quello poi! Mai!"
"Fortunata è per un nobile scopo...fagli due moine...vabbè...diciamo..almeno non trattarlo male, cerca di essere più garbata!"
Così è iniziato il mio fioretto.
Ho cominciato a raccogliere i suoi complimenti a denti stretti, ma senza mai rispondergli male.
Certo non lo guardo manco in faccia e non riesco a fare un sorriso di cortesia, però non gli mordo neanche la mano quando mi saluta con un pizzicotto sulla guancia...che a pensarci mi vengono i brividi!
Lumacone non è proprio uno che si possa definire un latin lover. I suoi elogi sono ripetitivi ed infantili.
Dopo aver lodato gli i miei occhi, l'abbigliamento e le scarpe una decina di volte (che ci vuol coraggio: la mia tenuta di lavoro sono jeans, vecchi maglioni informi e scarponi...quando non indosso le scarpe antinfortunistica!) l'ho stoppato qualche altra volta con un:
"Me l'hai già detto ieri, l'altro ieri e stamattina" con tono scherzoso.
Ma evidentemente la sua voglia di esternazione di questa ritrovata ammirazione per la collega che ha sempre torturato in passato è stata più forte. Ha trovato altri argomenti.
"Fortunata! Ma come fai?! Non hai neanche un capello bianco! Incredibile...sei proprio bella"
Il resto della stanza si è fermato in un silenzio pieno di suspense e preoccupazione.
Ho raccolto quel briciolo di spirito zen che non sapevo di avere ed ho risposto continuando a fissare il monitor:
"Semplice: ho appena fatto la tinta. Ti sei trovato nel giorno fortunato per guardarmi in testa."
Io non sono una donna.
Sono una santa.
Ma non so quanto può durare.

8 commenti:

  1. Ci vuole un bell'aumento di stipendio per una faccenda simile ahhahaahhhahha

    Bentornata, intanto e buona Pasqua!

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    1. Ci vuole stomaco!
      Spero che tu abbia trascorso una buona Pasqua: qui abbiamo mangiato... poi mangiato e ancora mangiato!

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  2. Brava tieni duro ! ;-)
    buone feste
    la effe

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    1. Non so quanto possa resistere: il tipo si allarga...

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    2. Anche se un po'in ritardo, buone feste a voi!

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  3. Per te che come me sei diretta...non durerà molto l'essere santa!

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    1. Questa storia finirà in tragedia...scommetti?!

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  4. Ciao Fortunata, purtroppo nel mondo del lavoro dobbiamo ingoiare qualche rospo, qualcosa ne so anche io purtroppo, adeguarsi ma mai tradire sé stessi.
    Un abbraccio e a presto, Dream Teller ^^

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